L’esposizione

Is the Form Present? si articola attraverso tre sezioni di mostra atte a ragionare su aspetti differenti del concetto di assenza. Invitation presenta alcune riflessioni teoriche-personali, introdotte da quattro ospiti che sono stati chiamati a confrontarsi con questa tematica. La sezione Artworks ci svela quattro lavori, prodotti da giovani artiste italiane (torinesi), formalmente legate a questo tema. Archive, infine, presenta un piccolo “archivio” che offre al visitatore una breve panoramica su alcuni dei progetti, delle istituzioni e delle mostre che si sono confrontate con la pratica della curatela online, della creazione di archivi digitali, della smaterializzazione digitale e, conseguentemente, con il concetto di assenza nel mondo dell’arte.

Questa pagina è stata implementata per offrire ai visitatori un vero e proprio percorso di visita, servendosi di link ipertestuali che rimandano ai diversi contenuti. Grazie a questo spazio, anche chi si è trovato impossibilitato a intervenire al “momento di aggregazione” svoltosi durante il vernissage potrà fruire l’esposizione in maniera mediata.

Sezione 1. Invitations

Questa sezione vuole essere l’anticamera del progetto Is the Form Present?. Coinvolgendo quattro personalità del mondo dell’arte (un architetto, un’artista, una curatrice e una fotografa) e domandando loro «cos’è, per te, l’assenza nell’arte?», abbiamo creato le condizioni adatte per uno scambio personale di idee che è avvenuto mediante messaggistica istantanea. Successivamente, gli screenshot con la risposta dei quattro interpellati, sono stati diffusi attraverso il social network Instagram.
Il coinvolgimento, che scaturisce dall’utilizzo di strumenti offertici da internet, diviene  un legame partecipativo che annulla la distanza geografica e permette la fruizione pubblica di una riflessione altrimenti privata. Questi “inviti” hanno messo gli ospiti in condizioni di raccontare cosa significa – all’interno del proprio lavoro o a livello umano – il termine assenza; in questo modo ci vengono offerte considerazioni personali che possono offrire nuovi punti di vista su questa tematica.

Sezione 2. Artworks

La seconda sezione esplora le opere di quattro artiste che hanno lavorato sul concetto di assenza. L’analisi artistica di questo termine ha veicolato, a livelli differenti, riflessioni su un tipo di assenza che può essere esplicata attraverso procedimenti creativi molto differenti tra loro: per esempio mediante una sottrazione materica che crea una nuova visione del mondo (Arra); attraverso l’utilizzo di uno strumento creativo (una matrice per incisione) fragile che si corrompe ad ogni suo utilizzo (Lo Grasso); mediante una sottrazione materica che viene, in seguito, evidenziata, colmandola con nuova sostanza (Paolillo); o attraverso l’inclusione di un errore tecnologico che produce una cancellazione sensibile (Rainone).
I nomi scelti per la sezione Artworks sono quelli di quattro giovani artiste contemporanee che vivono e lavorano principalmente a Torino.

Sezione 3. Archive

L’ultima sezione della mostra propone quattro contenuti che si legano indissolubilmente alle riflessioni scaturite da Is the Form Present? – siano esse considerazioni di carattere prettamente artistico o di carattere teorico (il rapporto web/arte contemporanea). L’obiettivo è quello di creare un piccolo archivio che integri, supporti e finanche superi questa mostra.
La prima fermata è The File Room, progetto di Antoni Muntadas realizzato tra il 1993 e il 1994. Si tratta di una delle più precoci sperimentazioni d’artista avvenute sulla piattaforma digitale di internet. Il progetto ha come obiettivo principale una discussione partecipata sull’idea di censura culturale e questo archivio, tuttora accessibile, è stato realizzato nel corso degli anni grazie al continuo apporto degli utenti, impegnati nella segnalazione di tutti i casi noti di censura culturale avvenuti nella Storia.
Il Link Art Center è una piattaforma curatoriale online, fondata nel 2011 da Lucio Chiappa, Fabio Paris e Domenico Quaranta, che focalizza la sua attenzione sull’impatto avuto dalla rivoluzione digitale sulla società contemporanea. Quaranta ha anche offerto la sua competenza in materia attraverso una riflessione scritta appositamente per la mostra.
La Call for Virtual Objects è un archivio digitale che raccoglie oggetti virtuali (principalmente audio e video) voluta da Clara Madaro per arricchire la mostra Sensible Objects, personale di Aurora Paolillo, artista esposta anche in Is the Form Present?. Questo schedario ci permette di osservare come si sviluppi un archivio partecipato, che ha come obiettivo finale la catalogazione di un inconscio ottico e sonoro.
Il Museum of Refused and Unrealised Art Projects (MoRE), infine, segna la conclusione del percorso di mostra, trasportandoci idealmente nei corridoi di questo “museo impossibile”, al cui interno viene raccolto quanto di più assente possa esserci nel mondo dell’arte: un archivio costituito da opere rifiutate dalle istituzioni o mai realizzate per problematiche tecniche, logistiche o economiche.

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“Sitografia espositiva”

In questa breve sezione “sitografica”, vogliamo segnalare due mostre cittadine che, in maniera molto differente, si sono trovate a fronteggiare aspetti della propria struttura espositiva affini, in parte, a quelli osservabili in Is the Form Present?.
Il link ad A Linking Park, omaggia una delle prime mostre torinesi a veicolare contenuti via QR code, mentre il collegamento alla mostra Incorporeo espande idealmente la sezione Archive, in questo caso da un punto di vista prettamente contenutistico, poiché anche questa esposizione giocava con il tema della mancanza, dell’assenza e dell’incorporeo, declinato in maniera formale dagli artisti coinvolti. Ce ne parla uno dei curatori, Stefano W. Pasquini.

 

A Linking Park, Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, ottobre 2012 – giugno 2013. A cura dei curatori di Campo12.
Incorporeo, Accademia Albertina di Torino, 2015. A cura di Stefano W. Pasquini e Maria Teresa Roberto.

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